A 15 giorni dal voto (forse) non si sa ancora nulla del preventivo
Entro il prossimo 30 giugno (forse) il consiglio comunale di Porlezza deve approvare il bilancio preventivo 2012. Balza subito agli occhi l’evidente anomalia di un bilancio «preventivo» che si discuta a metà anno. Non è una novità assoluta, purtroppo. L’Italia è anche questo, inutile recriminare.
Il problema, per noi, è però se possibile ancora più grande. Alla data di oggi, 15 giugno, nulla sappiamo infatti del documento di programmazione. Come sempre accade, non è stata convocata alcuna commissione. Non c’è stata nemmeno istruttoria, né alcuna discussione nel merito.Siamo al buio. La conseguenza è inevitabile. Arriveremo in consiglio comunale con pochissimo tempo per studiare un bilancio normalmente costituito da centinaia di pagine. E di fronte alle obiezioni più che logiche sull’impossibilità di svolgere il nostro mandato in modo compiuto, ci sentiremo riversare addosso le solite scuse.
Nell’ordine: superlavoro del sindaco, superlavoro degli uffici, tematiche complesse, legislazione statale incomprensibile. E via discorrendo. Tutto già ascoltato. E tutto, ormai, senza alcuna credibilità.
Siamo in carica da tre anni. Mai, e ripetiamo, mai il consiglio comunale di Porlezza ha ragionato attorno alle questioni con un tempo sufficiente. I bilanci preventivi sono sempre stati approvati sul filo di lana. Ancora peggio, quelli consuntivi arrivano all’attenzione dell’assemblea cittadina con mesi e mesi di ritardo. La legge impone che il rendiconto venga approvato entro il 30 aprile. A Porlezza non se ne parla se non dopo le vacanze estive. Settembre, se va bene. Altrimenti ancora più in là.
E non senza conseguenze. I Comuni che non licenziano il consuntivo nei tempi stabiliti dal testo unico degli enti locali sono infatti penalizzati. Non ricevono i contributi dello Stato e non possono accendere mutui.
Ma tutto questo non interessa chi governa. In realtà, sembra non interessare nessuno. Se non l’opposizione dell’Unione Civica Ripensando Porlezza.
Il sindaco, di fronte alle nostre proteste, risponderà: «Prima di me era lo stesso, se non peggio». Dimenticando, come sempre, che «Prima di lui» c’era... lui: vicesindaco e assessore di una giunta avvolta in un passato che il primo cittadino rinnega, pensando in questo modo di cancellarlo.
Non sembri, la nostra, una battaglia inutile. Non lo è. Il punto è anzi piuttosto importante. Quello che vogliamo sottolineare, adesso così come nei mesi e negli anni precedenti (e, temiamo, anche in quelli successivi) è il rispetto delle regole.
Nel nostro caso si dovrebbe dire il disprezzo delle regole.
La democrazia è argomento di sostanza.
Si può essere molto democratici a parole. Ma comportarsi facilmente nel modo meno corretto possibile. In un piccolo Comune chi guida l’amministrazione ha di fatto un potere molto ampio. La minoranza si muove invece in spazi limitati.
A Porlezza, questi spazi sono praticamente nulli. Inesistenti. Facendo leva sul proprio “potere”, il sindaco e la giunta si comportano come se fossero i padroni del Comune.
Gli esempi che possiamo fare in questo senso sono numerosissimi. Dalla vicenda di Porto Letizia, gestita nel più assoluto silenzio, alla pubblicazione degli atti amministrativi fondamentali (delibere e determine) che avviene con il contagocce.
Noi abbiamo denunciato questo metodo di governo sin dal primo giorno. E continueremo a farlo. Finché anche Porlezza non diventerà un paese autenticamente trasparente.

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