sabato 23 giugno 2012

Inchiesta Porto Letizia, eppur si muove

In arrivo (entro l'estate) le richieste di rinvio a giudizio






Sulla Prealpina di oggi, il cronista giudiziario Luca Testoni ha scritto una corrispondenza (che pubblichiamo) dal Palazzo di giustizia di Milano relativa alle indagini sul fallimento di Morganite (e non solo).
L'inchiesta del pubblico ministero Gaetano Ruta, aperta da oltre due anni, sembra essere giunta a un punto di svolta. 
Come sempre, vi terremo informati.

Ecco l'articolo di Testoni:
MILANO - Chiusura entro l’estate per l’inchiesta del pm milanese Gaetano Ruta che prese origine dall’operazione “Tappeto volante” del Nucleo di polizia tributaria di Varese e che nel dicembre 2010 portò all’arresto dell’ex consigliere comunale di Saronno Nicola Di Luccio, 73 anni, e della sua compagna, l’imprenditrice saronnese Cristina Gussoni, 42 anni, per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.
L’avviso di conclusione delle indagini per la coppia, l’atto cioè che prelude alla richiesta di rinvio giudizio, riguarda le due immobiliari con sede legale a Milano al centro dell’inchiesta della Procura del capoluogo lombardo di cui entrambi risultavano amministratori di fatto e di diritto: la prima, Isi, è la società a responsabilità limitata incaricata del recupero dell’area ex Cemsa di Saronno; la seconda, Morganite, è invece responsabile della costruzione del complesso turistico-alberghiero (mai ultimato) “Villaggio Porto Letizia” di Porlezza, sul lago Ceresio.
Dalle indagini, è emerso che le due società nel mirino, a causa di alcune operazioni a dir poco temerarie e spregiudicate, sono precipitate in uno stato di insolvenza irreversibile. Dissesto ulteriormente aggravato mediante distrazioni e dissipazioni del patrimonio aziendale, a favore di società terze.
«Perché ho chiesto la misura di custodia cautelare in carcere? Siamo di fronte a persone che hanno lasciato dietro di sé un enorme dissesto finanziario», confidò il magistrato milanese, alle prese tra l’altro anche colla vicenda del buco del San Raffaele, ricordando che lo stato passivo dei due fallimenti ammontava ad oltre 83 milioni di euro. Tra l’altro, solo una parte del buco provocato dalla coppia, da tempo ritornata in libertà.
Un buco che ora veleggerebbe attorno ai 200 milioni di euro.
Basti ricordare che nel breve volgere di un anno sono state dichiarate fallite già cinque società del gruppo Di Luccio-Gussoni: Isi srl, Morganite srl, Morganite Gestioni srl, Mc Holding spa e Iniziative Varesine srl.
Sul fallimento di quest’ultima, che ha realizzato un edificio (di oltre 19mila metri quadrati) parte integrante del programma del Piano integrato di intervento che ha restituito vita alla ex Cantoni di Legnano, la Procura di Busto Arsizio (città dove si trova la sede legale della società fallita) ha aperto un fascicolo.
Le ipotesi di reato per l’ex segretario amministrativo della Democrazia Cristiana ai tempi di Mani Pulite e la compagna sono sempre le stesse: bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Nessun commento:

Posta un commento